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Briciole di storia locale: L’arte perduta e l’arte ritrovata di Asciano

Asciano - Le ricerche di Augusto Codogno


ASCIANO. Un paese, un centro storico ancora in parte cinto da mura secolari, due importanti musei, monasteri, chiese e pievi bellissime nel suo territorio. Prendendo spunto da una storia che recentemente ha pubblicato sul suo “profilo fb” l’amico Giorgio Romi, sempre attento a tutto ciò che accade e che tocca l’arte, il paesaggio e la cultura nel suo territorio, desidero parlarvi di un argomento di stretta attualità, nonostante che per capire, dobbiamo volgere lo sguardo al passato.


La nostra storia si svolge ad Asciano, paese che sta riscoprendo ultimamente una vocazione ad un turismo di qualità, grazie ai tesori che ancora conserva e che ora, meglio di prima, sta mettendo in vetrina ed in buona luce. Si tratta di alcuni affreschi trafugati non molti anni addietro. Una coppia “forestiera”, come direbbero quelli del paese, lui antiquario e lei non si sa, era venuta ad abitare ad Asciano in quello che ancora oggi è il Palazzo Bargagli-Stoffi, nobile residenza adiacente al palazzo Corboli, nel centro storico. Dopo averci abitato per qualche mese la coppia improvvisamente sparì nel nulla. Ma insieme ai due individui presero il volo anche due importantissimi affreschi che erano collocati nel cosiddetto “piano nobile” del palazzo e che la coppia aveva fatto asportare con meticolosa cura. Gli affreschi erano adiacenti a quelli del contiguo palazzo Corboli, ora sede museale (li divideva solo una parete) e, se fossero stati dello stesso periodo e dello stesso pregio, costituirebbero un immenso valore artistico e storico. Dopo la denuncia del trafugamento, alcuni mesi dopo, queste opere d’arte furono rinvenute presso un importante antiquario e ricondotte in deposito presso la Sovrintendenza delle Belle Arti di Siena.


E qui si perdono di nuovo le tracce. Gli affreschi di palazzo Bargagli-Stoffi, si chiede giustamente Romi, che fine hanno fatto? Gli ascianesi si aspettavano naturalmente che, una volta recuperati, fossero ricondotti nella sua sede originaria o almeno a Palazzo Corboli che, nel frattempo, era stato trasformato in Museo. Il sasso lanciato dal Romi nello stagno, purtroppo non ha sortito un grandissimo eco, ma vista l’importanza dell’argomento trattato e i risvolti che potrebbero scaturirne, voglio lanciarne uno anche io, nella speranza che due sassi facciano più rumore di uno.


Questa storia mi dà l’opportunità di ritornare sul territorio della “scialenga” dopo alcuni articoli sulla Pieve di Rofeno (quella con il campanile crollato), sulla Pieve di S. Vito in Versuris (la più antica del territorio, anche nei confronti di quella di S. Ippolito ed ora a rischio strutturale), sulle settanta chiese di Asciano (delle quali in parte si era perduta la memoria) e a posteriori della mia importante ricerca sulla presenza della famiglia Tolomei ad Asciano, pubblicata recentemente grazie alla Proloco.


Siamo dunque nel grande feudo dei Cacciaconti, sempre ambito da Siena fin dal 1200 e poi conquistato con guerre, accordi e pagamenti in denaro. La dominazione senese tuttavia non fu un male per Asciano perché ne favorì lo sviluppo economico, sociale e culturale. La nostra località ed il territorio limitrofo continuarono ad essere per alcuni secoli una meta ambita dai mercanti, dai religiosi e dagli artisti. Anche la presenza di importanti famiglie senesi come i Tolomei, i Bandinelli, i Gallerani, i Piccolomini, con i loro palazzi di rappresentanza e di residenza, contribuirono non poco ad arricchire Asciano e le sue chiese di opere molto importanti. Poi, come sempre accade, per questo immenso patrimonio, cominciarono i guai. A partire dall’ottocento e con una accelerazione nel secolo scorso l’area ascianese ha subito un vero e proprio dilapidamento delle sue opere artistiche, finite a Siena nel migliore dei casi, ma anche all’estero nel peggiore. Quello che rimane, ben custodito nel museo Corboli, non è che la centesima parte di quello che c’era. Dunque, la quasi recente denuncia degli affreschi è solo la punta di un iceberg.


Si pensi ad esempio al grande pittore ascianese Domenico di Bartolo, che visse nella prima metà del 1400 e che divenne famoso per aver dipinto il “Pellegrinaio” dell’Ospedale Santa Maria della Scala e la “Madonna dell’Umiltà” che oggi è esposta nella Pinacoteca di Siena. E bene, questo artista dipinse anche ad Asciano una famosa opera, ma ad oggi non sappiamo dove sia andata a finire.


Però sappiamo per certo che due sue “madonne con bambino” sono negli Stati Uniti d’America: una al Princeton University Art Museum nel New Jersey (nella foto) e l’altra al Philadelphia Museum of Art.



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