2026, Domenica 8 Marzo - A.N.P.I. commemora i suoi ANGELI DELLA LIBERTA'
Asciano - Valchiria Gattavecchi, la Partigiana con un grande amole per le giovani generazioni![]()
Nella ricerca di quella che è stata la storia recente della nostra comunità, spesso spuntano nomi ai più sconosciuti, che ci portano a scoprire personaggi sorprendenti. Il caso di Valchiria Gattavecchi è sicuramente uno di questi. Valchiria è nata ad Asciano da famiglia ascianese che per lavoro ha dovuto spostarsi in giro per l’Italia. Il padre Olinto, dopo essere diventato un macchinista di prima classe delle Ferrovie e essersi sposato con Nella Roncucci, scompare dall’anagrafe dei residenti nel 1914, probabilmente a seguito dell’assegnazione di una sede lavorativa lontana. Infatti, nel 1918 quando nasce il loro primo figlio, la famiglia risulta residente a Venezia.
Per motivi di opportunità familiare la moglie Nella torna ad Asciano per partorire. Nasce così, il 23 Febbraio 1918 il primogenito Valchirio.
Tre anni dopo, nel 1921, esattamente il 14 Ottobre nasce, sempre ad Asciano la sorella Valchiria e a quell’epoca, la famiglia risulta risiedere a Siena.
Nove anni dopo, nel 1930, i Gattavecchi si trasferiscono nuovamente raggiungendo
Livorno, che a quel tempo era coinvolto in un forte sviluppo portuale e industriale. Qui Valchiria studia con grande profitto acquisendo il titolo universitario di Assistente sociale. Dopo il primo pesante bombardamento americano sulla città: il 28 Maggio 1943, durato oltre 4 ore e che distrusse il porto e il quartiere Venezia facendo molti morti e feriti,
Valchiria e la la madre decisero di tornare ad Asciano come sfollate. Le donne, fra le poche cose che si portarono dietro, decisero di comprendere una radio non bollata. Allora le poche radio che esistevano in Italia erano state manomesse e sigillate in modo che non potessero ricevere trasmissioni dall’estero, ma solo notizie controllate dal regime. Non è certo, ma il padre ed il fratello dovettero probabilmente rimanere su Livorno a causa della loro attività lavorativa. Valchiria e la madre furono accolte dai parenti
Gattavecchi e dagli amici di Olinto. Proprio fra questi, Valchiria trovò i contatti giusti per inserirsi attivamente nella lotta partigiana, entrando a far parte del gruppo che faceva riferimento al Raggruppamento Monte Amiata, composto da personaggi di varie estrazioni politiche.
Il referente locale Bruno Dal Pozzo, contattato tramite il carissimo amico di babbo Olinto, Giovanni Francini Naldi, volle conoscere Valchiria, prima di utilizzarla come staffetta di collegamento fra i partigiani dislocati in campagna e gli antifascisti attivi all’interno del paese.
Il contributo di Valchiria risultò prezioso, perché tramite lei, ai partigiani arrivavano:
notizie fresche di Radio Londra ricevute grazie alla radio che si era portata dietro;
medicinali occorrenti per le cure dei singoli fornitegli dal dottor Giovanni Francini, il farmacista amico del padre;
vettovagliamenti che localmente si riusciva a racimolare, nonostante le difficoltà del momento; oltre a indicazioni operative per il contrasto ai
tedeschi.
Nonostante la rischiosa ma preziosa attività svolta, Valchiria non rivendicò mai per sé l’attestato di “Patriota” che gli sarebbe spettato, forse perché pensava di aver semplicemente fatto ciò che era giusto fare.
Rientrata a Livorno appena liberata dai nazisti, Valchiria si dedicò totalmente al sostegno
e all’educazione dei bambini sopravvissuti alla guerra. Inoltre, sul piano personale,
conseguì una seconda laurea che gli permise di diventare un’insegnante, si iscrisse al
PCI, differenziando le sue posizioni da quelle del padre e del fratello, convinti Socialisti.
Le sue ferme convinzioni la portarono a dedicarsi completamente ai bambini e alle donne
fondando a Livorno l’UDI (Unione Donne Italiane). Si racconta che girasse per il porto e fuori dalla base americana di Camp Derby, in cerca di giovani ragazze disposte a prostituirsi per sopravvivere, trovando poi per loro sistemazioni dignitose.
Sempre per il suo impegno socio-politico fu eletta in consiglio comunale, ma la sua vita fu principalmente dedicata all’infanzia ed alla scuola.
Raggiunta l’età di pensionamento dalla scuola, si mise a studiare Giurisprudenza ottenendo la terza laurea, solo per divenire collaboratrice volontaria del Tribunale dei minori di Livorno, continuando così ad occuparsi di giovani svantaggiati o in difficoltà.
Le sue convinzioni ferme e intransigenti, crollarono con la decisione di Achille Occhetto di trasformare il Partito Comunista in un nuovo soggetto politico, a seguito della fine dell’Unione Sovietica.
La delusione fu tale che decise di ritirarsi da ogni attività politica, conservando solo l’adesione all’ANPI
Il suo legame a quella breve esperienza di vita da partigiana, la condusse a duesemplici ma significative decisioni:
- di essere sepolta alla sua morte ad Asciano, accanto a babbo Olinto
- a farsi scrivere sulla semplice lapide tombale: Prof. Valchiria Gattavecchi Partigiana.
Giorgio Romi
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